Le persone al centro di un sistema comunitario: intervista a Gianantonio Farinotti

Le persone al centro di un sistema comunitario: intervista a Gianantonio Farinotti

Gianantonio Farinotti è il responsabile dell’Ufficio di Piano dell’Ambito Territoriale Sociale di Grumello del Monte.

Approfondiamo il suo punto di vista sul nostro progetto, con cui ha una relazione mediata dall’esperienza di operatori e operatrici dell’Ambito che si occupano della fascia adulta che vive condizioni di marginalità.

1) Dal suo punto di vista qual è il valore aggiunto del progetto per la rete dei servizi dell’Ambito?

G.F.: Negli ultimi anni – a partire dal Covid – è stato avviato un percorso da parte degli enti sovraordinati (Stato, Regione) che ha portato a una attenzione dedicata a livello locale sul tema della marginalità adulta. Safenet è stato un momento significativo dentro questo percorso perché ha contribuito a garantire un’attenzione forte a questa tematica. Inoltre SafeNet ha introdotto una metodologia di progettazione che si concentra non solo nella costruzione di servizi, ma anche nel dare un senso, una prospettiva di “valore” alle azioni. 

2) Come responsabile dell’Ufficio di Piano a quale bisogno voleva rispondere nel momento in cui ha condiviso il partenariato?

G.F.: L’Ambito non aveva ancora un’attenzione dedicata al tema specifico della prevenzione e dell’intercettazione precoce delle situazioni di marginalità, SafeNet dava invece la possibilità di agire in questa direzione. Fino a poco tempo fa, infatti, la gestione di queste situazioni era delegata ai servizi presenti nella città di Bergamo o a quelli specialistici del sistema socio sanitario. SafeNet ha garantito l’opportunità, entro l’alveo dell’area marginalità dell’Ambito, di strutturare meglio il percorso che era partito con il progetto PRINS e che ha consentito di spostare il “baricentro” dell’offerta di servizi dal capoluogo ai territori nelle diverse zone della provincia.

3) Per l’Ambito di Grumello quale è l’azione più impattante messa in campo da SafeNet?

G.F.: Sicuramente i Pit Stop [spazi di socializzazione ad alto valore relazionale ndr]. Il Pit Stop trasmette un elemento centrale importante: il rapporto tra la storia dei singoli e le comunità. Rimette le persone al centro di un sistema comunitario. Da un lato le comunità sono chiamate a un coinvolgimento diretto attraverso azioni di volontariato, dall’altro si allargano le relazioni tra chi abita il territorio e chi vive una situazione di difficoltà, offrendo opportunità per uscire dall’isolamento.

4) Se dovesse muovere delle critiche a SafeNet cosa direbbe? Quali punti di debolezza potrebbe esprimere?

G.F.: In questa fase in cui il progetto si va ancora radicando, preferisco evidenziare gli elementi su cui tenere alta l’attenzione, come per esempio l’importanza di costruire una visione più adeguata rispetto a una fascia di popolazione che, nell’immaginario comune, è rappresentata in modo un po’ riduttivo (i cosidetti “poveri” da aiutare). 

Inoltre è importante avere una visione lunga, per consolidare la progettualità e garantire continuità nel tempo, garantendo attenzione alla sostenibilità.

Infine da non dimenticare la dimensione culturale, che significa prestare particolare cura al piano della comunicazione, scegliere una modalità adeguata nel raccontare la storia delle persone di cui ci si prende cura e i progetti realizzati, usando canali e linguaggi che siano comprensibili ed efficaci.

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