Il valore di una rete di supporto: intervista a Valentina Quaglia, assistente sociale

Il valore di una rete di supporto: intervista a Valentina Quaglia, assistente sociale

Valentina Quaglia è un’assistente sociale del Comune di Seriate che si occupa dell’area adulti-marginalità.

Il suo lavoro si rivolge a cittadini e nuclei famigliari composti da soli maggiorenni e fino a compimento dei 65 anni di età, in situazioni di difficoltà. Spesso ha lavorato in sinergia con operatori e operatrici di SafeNet per costruire interventi di supporto.

Qual è il tuo rapporto con il progetto SafeNet?

V. Q.: “La collaborazione con l’equipe di Safenet è costante e si realizza attraverso aggiornamenti continui con una frequenza variabile in base alla fase progettuale del cittadino: all’inizio è più frequente poi si dirada. Grazie alle risorse del progetto, riusciamo a garantire percorsi di accompagnamento educativo strutturati per cittadini in condizioni di vulnerabilità o a rischio esclusione. Safenet ci permette una triplice azione: da un lato, favorisce la risocializzazione in contesti protetti; dall’altro, funge da antenna territoriale. Non da ultimo l’accompagnamento educativo garantisce un affiancamento intensivo che colma il divario tra bisogni e risorse disponibili, sostenendo i percorsi di inclusione e cercando di contrastare lo scivolamento verso la marginalità cronica. Attraverso l’osservazione esperta degli operatori, attiviamo un monitoraggio di prossimità che è essenziale per la prevenzione e per intercettare tempestivamente situazioni di potenziale rischio.”

Rispetto alla tua esperienza, qual è il valore aggiunto di SafeNet come progetto di riduzione del danno?

V.Q.: “Dal mio punto di vista, il valore aggiunto di Safenet sta nell’aver restituito valore progettuale alla Riduzione del Danno, che non è più un’azione residuale o un ripiego soprattutto nelle situazioni di cronicità e grave emarginazione adulta. Fondamentale è stato il percorso formativo con il Prof. Guy, che ci ha fornito gli strumenti metodologici per riflettere sulla visibilità e sulla misurabilità con criteri professionali di questi interventi. Documentare efficacemente ciò che facciamo ci permette di legittimare pratiche che non mirano alla “risoluzione” del problema ma che sostengono i percorsi di vita delle persone partendo da un approccio di lateralità.

Dal tuo punto di vista quale impatto ha a livello territoriale la dimensione sovrazonale del progetto?

V. Q.: “A livello territoriale, la dimensione sovrazonale [ndr: che riguarda aree diverse della provincia] di Safenet ha un impatto strategico: permette di sviluppare uno sguardo sistemico e omogeneo sul fenomeno della marginalità. Questo approccio a ‘macchia d’olio’ ci consente di disegnare progettualità che, da un lato, rispettano le specificità e l’identità del territorio specifico (le risorse di prossimità), ma dall’altro favoriscano livelli essenziali e standardizzati di intervento su scala più ampia, riducendo le possibili disparità nell’accesso ai servizi.
Inoltre, la presenza di operatori che operano trasversalmente su più zone genera un valore aggiunto in termini di rete: favorisce una mappatura dinamica e capillare delle risorse disponibili (formali e informali) che supera il singolo contesto comunale, ottimizzando l’efficacia della presa in carico.

Ci racconti un episodio virtuoso della collaborazione con SafeNet?

V.Q.: “La virtuosità del progetto Safenet risiede nella sua capacità di ritessere, ridisegnare e generare reti di supporto operative. In diverse situazioni, questo ha permesso di affiancare le persone nel loro percorso di vita anche favorendo un processo di consapevolezza.
È importante riconoscere che la rete non è sempre sufficiente e che non tutti i percorsi portano agli esiti sperati. Tuttavia, l’aver reso visibile e tangibile la rete di supporto — sia agli occhi del cittadino che degli attori coinvolti — rappresenta un valore aggiunto importante.
Un episodio concreto riguarda un cittadino agganciato dal camper del progetto durante un presidio serale. Una semplice richiesta burocratica (l’iscrizione anagrafica) si è trasformata nel tentativo di creare legami di fiducia: la persona, con il supporto degli operatori, ha riconosciuto il proprio problema di dipendenza e ha provato ad affrontarlo accettando un percorso terapeutico.
Anche se purtroppo il percorso è stato interrotto, in pochissimi giorni siamo riusciti ad attivare una rete territoriale variegata (Comune, Terzo Settore e specialisti) per sostenere il cittadino nel perseguimento del suo nuovo obiettivo di benessere. Questo dimostra il vero valore di Safenet: anche quando l’obiettivo finale non viene raggiunto subito, la rete resta visibile e presente come un ‘osservatore silente’, pronta a riattivarsi di fronte al bisogno
.”

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